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Laboratorio architettura e urbanistica Alessandro Braghieri architetto

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Professione come servizio

 

 

Nei secoli, agli architetti è stato delegato dalla società il compito di manipolare il territorio naturale e urbanizzato per soddisfare l’evolversi delle esigenze di vita, lavoro, comunicazione, ecc. delle persone.

L’architettura è pertanto un’arte a servizio della collettività che implica una forte responsabilità, etica e culturale, personale dell’architetto e una visione ideale del mondo.

 

A tale proposito, nella Lettera agli artisti del 1999, papa Giovanni Paolo II scriveva: «... Il tema della bellezza è qualificante per un discorso sull’arte. Esso si è già affacciato, quando ho sottolineato lo sguardo compiaciuto di Dio di fronte alla creazione. Nel rilevare che quanto aveva fatto era cosa buona, Dio vide che era anche cosa bella. Il rapporto tra buono e bello suscita riflessioni stimolanti. La bellezza è in certo senso l’espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza. Lo avevano ben capito i Greci che, fondendo insieme i due concetti, coniarono una locuzione che li abbraccia entrambi: kalokagathìa, ossia “bellezza-bontà”. Platone scrive al riguardo: “La potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello”.

E’ vivendo e operando che l’uomo stabilisce il proprio rapporto con l’essere, con la verità e con il bene. L’artista vive una peculiare relazione con la bellezza. In senso molto vero si può dire che la bellezza è la vocazione a lui rivolta dal Creatore con il dono del ”talento artistico”. E, certo, anche questo è un talento da far fruttare, nella logica della parabola evangelica dei talenti (crf. Mt 25,14-30).

Tocchiamo qui un punto essenziale. Chi avverte in sé questa sorta di scintilla divina che è la vocazione artistica – di poeta, di pittore, di scultore, di architetto, di musicista, ecc. – avverte al tempo stesso l’obbligo di non sprecare questo talento, ma di svilupparlo per metterlo al servizio del prossimo e di tutta l’umanità.

La società in effetti, ha bisogno di artisti, ... , che garantiscano la crescita della persona e lo sviluppo della comunità attraverso quell’altissima forma di arte che è l’ “arte educativa”. Nel vasto panorama culturale di ogni nazione, gli artisti hanno il loro specifico posto. Proprio mentre obbediscono al loro estro, nella realizzazione di opere veramente valide e belle, essi non solo arricchiscono il patrimonio culturale di ciascuna nazione e dell’intera umanità, ma rendono anche un servizio sociale qualificato a servizio del bene comune.

La differente vocazione di ogni artista, mentre determina l’ambito del suo servizio, indica i compiti che deve assumersi, il duro lavoro a cui deve sottostare, la responsabilità che deve affrontare. Un artista consapevole di tutto ciò sa anche di dover operare senza lasciarsi dominare dalla ricerca di gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, e ancor meno dal calcolo di un possibile profitto personale. C’è dunque un’etica, anzi una “spiritualità” del servizio artistico, che a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo. …».

 

Dunque il progettista ha una grande responsabilità sociale e un difficile compito educativo: mentre compie scelte individuali non deve operare per soddisfare proprie velleità o aspettative (non può permettersi di fare una cosa solo perché gli piace) ma deve operare, in modo oggettivo, per il bene comune.

Il mondo che manipoliamo non è nostro ma ci è stato donato: è un dono di Dio per tutti, compreso il territorio urbanizzato, arricchito o depauperato dalla stratificazione storica degli interventi precedenti.

Di questo dobbiamo essere consapevoli, per essere preparati a effettuare scelte, a volte difficili, e con distacco personale, motivate solo dalla volontà di fare il bene. Dobbiamo essere capaci, insieme ai politici, agli insegnanti e ai dirigenti e funzionari delle amministrazioni, di immaginare modi migliori di vivere la casa e la città che stimolino la crescita della società e il miglioramento della qualità ambientale, senza sederci su posizioni ideologiche, tipologie, logiche, tecnologie, ecc. consolidate e comode, ma, prudentemente, sperimentare nuove vie che portino ad uno sviluppo della disciplina dell’architettura, del restauro e dell’urbanistica, che come ci insegna la storia, è un presupposto fondamentale per lo sviluppo della cultura dei popoli.

 


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